giovedì 8 luglio 2010

"LA NUOVA VISIONE SPAZIALE"

Verso l'Era Glaciale, Tecnica mista su juta estroflessa

Superfici nello Spazio (Tridimensionalità Binoculare)

Tecnica Mista su juta estroflessa


Istallazione Spaziale ( Prospettiva spaziale)

Nr. 5 pannelli (52x 52)


Istallazione (Tridimensionalità Binoculate)


Opera "i Quattro elementi" e la Prospettiva Spaziale

mercoledì 7 luglio 2010

Tratto dal Catalogo Electa Mondadori
“L’Arte contemporanea nelle antiche dimore”
oltre il Novecento di Giulia Sillato



Il Maestro è a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)
e da più di 30 anni coltiva tutte le forme dell’ Arte,
non escludendo la Musica.

Conosce le Teorie sul Colore di Chevreul
e approfondisce l’Anatomia e la Prospettiva,
al fine di elaborare nuove, e alla fine intriganti,
teorie sulla visione spaziale.

Merita la “Medaglia d’argento Pico della Mirandola”,
oltre a quella conferitagli nel 1991 dal Presidente della Repubblica,
allora in carica Francesco Cossiga.

Si immette quindi su un percorso di ascesa,
che lo impegna in una ricerca artistica di grande respiro intellettuale,
peraltro iniziata a metà degli anni ’80 che introduce
nel panorama della Storia dell’Arte Contemporanea
una nuova Visione Spaziale,
relativa questa non all’oggetto rappresentabile,
bensì allo spazio in cui esso è rappresentato:

Picasso, con il Cubismo, aveva cercato di elaborare
una conoscenza totale dell’oggetto,
facendone emergere i punti di vista
esclusi dalla classica rappresentazione tridimensionale,

ossia la prospettiva: in che modo? Scomponendolo!
Mondrian, con il NeoPlasticismo,
nega addirittura profondità alle cose
e ci presenta superfici piane, attraversate da corsìe geometriche;

Fontana decide che l’oggetto non debba più essere rappresentato
nè in forma figurativa né in forma astratto — allusiva
e lo porta fuori dalla tela, nello spazio vivo di tutti i giorni.

Magno si interroga non sulle cose,
ma sul rapporto tra lo spazio e le cose:
inizia sperimentando l’Allineamento Spaziale
e analizza che, osservando l’oggetto con ciascuno dei due occhi,
separatamente, questo si proietta o verso destra o verso sinistra.

Nasce la teoria della Tridimensionalità Binoculare,
originale forma di Astrattismo Geometrico,
in cui la superficie del quadro si suddivide in campiture di colori diversi:
sono i piani spaziali percepiti dall’occhio
che, se non unifica la propria visione a quella dell’ altro,
coglie singolarmente i diversi passaggi di profondità,
tutti convergenti verso l’osservatore.